Nel
governo “Alfetta” (Alfano/Letta) composto grazie ai buoni uffici del pres.
Napolitano, a garanzia della prosecuzione delle politica neo liberista di
rigore e tagli inaugurata da Monti, si è materializzato recentemente, per bocca
del ministro Saccomanni, lo spettro di nuove privatizzazioni che consistono in
pratica nella messa in vendita sul mercato di quote dell’ENEL, dell’ENI e di
Finmeccanica, in pratica le ultime grandi aziende rimaste quasi interamente a
capitale pubblico.
Pare che ci siamo.
Sapete tutto questo gran parlare di debito pubblico? E dobbiamo rimodularlo, e dobbiamo ridurlo, e dobbiamo vender caserme.....
Uno pensa
di ridurre il debito, ma invece, oooooops, che sorpresa! Ho abbattuto il Pil e
il rapporto debito/Pil si è alzato...
Mannaggia,
vabbe', mi sono sbagliato: capita!
Oplà, debito pubblico record in Italia nel primo trimestre del 2013.
Secondo Eurostat, il rapporto debito/pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012.
Monti aveva fatto un gran ben lavoro,ora " Alfetta " cercherà di superarlo,e ci riuscirà.
Il problema del debito ce lo siamo causato da soli aggredendo il sintomo anziché la causa della crisi, cioè il debito pubblico anziché quello privato estero.
Ora abbiamo un governo che ha una missione ben precisa:
Tutelare non l'interesse nazionale, ma quello dei creditori esteri, che ovviamente (e in parte legittimamente, ma solo in parte) desiderano essere rimborsati in euro.
Ma cose' l'Euro per noi ?
Semplice,una moneta estera.
Ora, da che mondo è mondo, una valuta estera da dove ce la si procura?
Altrettanto semplice,dall'estero,cercando di andare in surplus di bilancia dei pagamenti,cioè di ottenere più pagamenti dall'estero di quanti pagamenti si facciano all'estero.
E come si ottiene un surplus di bilancia dei pagamenti?
Sempre semplice: O importando di meno o esportando di più.
E come si ottengono questi due risultati?
Be', per importare di meno basta tagliare i redditi: i cittadini comprano di meno.
E per esportare di più ?
Basta tagliare i redditi ancora un pò di più.
Cresce la disoccupazione, i lavoratori,accettano retribuzioni inferiori, i produttori nostrani possono abbassare i prezzi, e se non vengono spazzati via dal calo della domanda interna (perché i loro lavoratori, pagati di meno, non possono comprare né all'interno né all'estero), forse, dopo un po', ricominciano a vendere all'estero (all'interno ovviamente no perché il paese nel frattempo si è impoverito).
L'austerità consente di ottenere due obiettivi,il calo delle importazioni,poi forse l'aumento delle esportazioni.
Ma se tagli il reddito privato sai cosa succede ?
Da tutto il settore privato arrivano meno imposte,quindi tutti i benefici iniziali si annullano.
Ed e' quì che scende in campo la svendita.
Chiunque vi parli di vendere qualsiasi pezzo di Italia al capitale estero (fosse pure un etto di sabbia della spiaggia di Maccarese) sta tradendo il nostro paese, e lo sta facendo in modo subdolo e con un obiettivo ben preciso: quello di convincervi che siccome "abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi" ora dobbiamo "vendere i gioielli di famiglia".
Due luoghi comuni che non vogliono dire niente, ma che mirano a uno scopo ben preciso:
Farvi apparire come naturale la svendita al capitale estero dell'ENI.
Quale creditore intelligente chiederebbe a un artigiano di vendere i propri utensili per abbattere, poniamo di 10, un debito di 100?
Nessuno, per il semplice motivo che il restante 90, l'artigiano, senza utensili non riesce a rimborsarlo, perché smette di lavorare.
L'Italia priva delle sue aziende diventerebbe semplicemente un serbatorio di manodopera molto qualificata e sempre più a buon mercato. Chiunque vi parli di vendere ai creditori esteri anche solo un sasso del nostro paese coopera, che lo sappia o meno, a questo progetto.
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