venerdì 26 luglio 2013

Ai Marchigiani


Ma perché, all’improvviso, il potere esecutivo pigia sull’acceleratore e denuncia una fretta indiavolata? Perché devono a tutti i costi fare in modo di mettere le mani sulla Costituzione entro il 15 agosto e modificarla subito? Per far passare quali dispositivi? Dando un’occhiata ai mercati internazionali, lo si capisce subito. Eccome se lo si capisce.
In totale contro-tendenza con ciò che Saccomanni ha sostenuto a Mosca, con ciò che Letta ha dichiarato di aver ottenuto a Londra e con ciò che Zanonato, Quagliarello e Alfano vanno in giro a dichiarare ufficialmente, i mercati stanno rispondendo.
Non è questo che ci dicono sempre?
Non è forse questo che ci tocca sentire un giorno sì e un giorno no? “Vediamo che cosa dicono i mercati” oppure “la parola adesso passa ai mercati”, ecc, ecc? Ebbene, i mercati stanno parlando.
Oggi, giovedì 25 Luglio, facendo seguito alla decisione di Standard & Poor’s (stabilita ieri sera alle ore 19 italiane con il declassamento dei primi 31 istituti finanziari italiani definiti “in crisi di liquidità e ai limiti del collasso finanziario”) l’intero mondo finanziario internazionale sta dando l’ordine di NON investire in Italia per via delle banche. Esattamente l’opposto di quanto ci sta dicendo il governo.
Il caso estremo che sta sul tavolo dei politici, in questo momento, è la Banca delle Marche, una delle più solide (un tempo) banche italiane e polmone finanziario della regione più industriosa d’Italia, un tempo roccaforte prima del PCI, poi dei DS e infine del PD che nel 2008 aveva ottenuto il 37% dei voti. Ma alle ultime elezioni, il collasso elettorale. Il M5s diventa primo partito con più del 30%. E i deputati eletti in regione si rimboccano le maniche e cominciano a lavorarci su.
E così, grazie al loro impegno veniamo a sapere la reale situazione delle Marche.
Certo, non ha avuto diffusione nazionale e nessuno ne ha parlato. Nel senso di nessuno. Con una eccezione. Il sito on-line Ancona today, che oggi pubblica l’articolo che qui riproduco alla vostra attenzione. Tutto ciò per merito della deputata Donatella Agostinelli, eletta nella circoscrizione Marche, che ha denunciato la reale situazione finanziaria. Laureata in giurisprudenza, con la specializzazione in criminologia, è una esperta sulle manipolazioni in campo mediatico.
A questo servono gli eletti di M5s alla Camera: a smascherare i giochi sottobanco dei partiti che usano il finanziamento pubblico per dirottarli nelle fondazioni che poi alimentano le banche che passano i soldi ai partiti per mantenere le clientele, sottraendo fondi allo Stato, all’economia del territorio, alle aziende.
La Banca delle Marche ha sei giorni di tempo per trovare 80 milioni di euro, altrimenti verrà commissariata: una mannaia per l’intera regione. Dal tesoro neppure una parola, da parte del governo neppure. Le fondazioni che la reggono non hanno più soldi perché il PD ha perso le elezioni e quindi le clientele si sono assottigliate. Non ci sono più santi in paradiso a provvedere. Non soltanto non pagano le aziende, ma siamo arrivati al vero parossismo: le banche chiamano gli imprenditori che loro hanno favorito per malleveria politica e chiedono loro di versare dei soldi per salvare le banche: un vero delirio. Sono le aziende che adesso vengono ricattate dal sistema bancario; una follia finanziaria tutta italiana. La nostra classe politica pensava che “i mercati” non se ne sarebbero accorti. Ecco che cosa sta accadendo nella Regione Marche

mercoledì 24 luglio 2013

IL VERO SCOPO DEL GOVERNO LETTA-NAPOLITANO

Il paradosso del governo Letta è che esso non reagisce al collasso economico, non fa quasi nulla, limitandosi a temporeggiare, rinviare e farsi difendere,  mentre è stato formato e giustificato come governo trasversale imposto dall’esigenza di fronteggiare l’emergenza mediante interventi pronti forti  e risolutivi sull’economia, sulla costituzione, sulla legge elettorale. Debito pubblico, disoccupazione, insolvenze, fallimenti salgono, sale anche lo spread, la recessione porta a sforare il tetto del 3% di deficit (quindi a riaprire la procedura di infrazione), e il governo se ne sta a guardare, al massimo impetra l’autorizzazione tedesca a spendere qualche miliardo di soldi italianispalmato sui prossimi anni, un ,niente rispetto alle dimensioni del male. Che cosa sta ad aspettare? Perché non ce lo dice?
Questa è una contraddizione vistosissima, da cui si esce chiamando il bluff: il vero scopo del governo Letta e della blindatura Napolitano non è salvare l’Italia, ma  proteggere l’establishment consolidato, la partitocrazia, impedendo che perda il potere sul Paese e i suoi privilegi e rendite per effetto della crisi, della lotta tra le sue fazioni,  dello sputtanamento reciproco totale, del discredito delle istituzioni, della possibile reazione sociale al tracollo economico, da una possibile avanzata di movimenti sbaraccatori antisistema. A tale scopo, l’importante, per i partiti, è stare insieme qualsiasi cosa accada,  votarsi insieme la conferma del finanziamento pubblico, mantenere gli introiti fiscali che si spartiscono, gli enti inutili, le 35.000 poltrone nelle società partecipate, l’esercito degli alti burocrati superstipendiati, gestire insieme il giorno per giorno, galleggiare, aspettando gli eventi e le decisioni che contano, che vengono da fuori: le elezioni tedesche, le mosse della BCE, della Fed, di Obama, un possibile schock di mercato sul debito pubblico. Per poi riciclarsi. Più che un governo, quello di Letta e Napolitano è un’arca di Noè in cui la casta cerca di sopravvivere al diluvio. Essendo un’arca di Noè, non ha una rotta, non ha neppure le vele. Ecco perché non fa nulla, sta insieme e viene nondimeno protetto come una cosa preziosa.
Mettere assieme i grandi avversari (PD, Pdl, Montiani, Casiniani)e blindare tale coalizione rieleggendo Napolitano non è stato fatto al fine di avere la forza e la coesione necessarie per riformare e rilanciare il Paese e tutelarlo in sede comunitaria – da anni nessuno più tenta di riformare il Paese o di tutelarlo rispetto a Germania, Francia e soci -, bensì al fine di realizzare una solidarietà partitocratica nell’interesse del potere e dei profitti e delle poltrone. Al fine di corresponsabilizzarsi del disastro socio-economico, ma anche del collasso funzionale dell’apparato pubblico, che sta rapidamente avanzando, e che in autunno esploderà quando molte imprese non riapriranno e bisognerà fare ulteriori tagli e tasse, e non si potranno mantenere le promesse di partenza su imu, iva, cuneo fiscale. E forse arriverà lo schock economico che Grillo e Casaleggio stanno vigorosamente preannunciando. Al fine di corresponsabilizzare tutti nel fallimento e nelle misure che a quel punto si adotteranno per fronteggiare la protesta sociale: misure sicuramente dure, autoritarie, repressive. Le porcate grosse si fanno, ma si fanno insieme, ci si mette tutti la faccia! Non si vuole che, in quello scenario, vi sia un’opposizione forte e organizzata che possa approfittare del fallimento delle politiche economiche impostate sul modello imposto da Berlino e del ricorso alla forza contro il popolo, per prendere il potere e togliere poltrone e cordini della spesa pubblica e le leve di comando anche burocratiche e giudiziarie dalle lunghe mani di chi li detiene stabilmente. Forse, per averlo in coalizione, a B. è stata offerta anche una soluzione per i problemi legali suoi personali e del suo gruppo industriale, anche in relazione al problema della dubbia legittimità del duopolio televisivo e  delle sue frequenze di trasmissione.

Dal blog di Marco della Luna

martedì 23 luglio 2013

Dove ti arriva il governo " Alfetta "

Nel governo “Alfetta” (Alfano/Letta) composto grazie ai buoni uffici del pres. Napolitano, a garanzia della prosecuzione delle politica neo liberista di rigore e tagli inaugurata da Monti, si è materializzato recentemente, per bocca del ministro Saccomanni, lo spettro di nuove privatizzazioni che consistono in pratica nella messa in vendita sul mercato di quote dell’ENEL, dell’ENI e di Finmeccanica, in pratica le ultime grandi aziende rimaste quasi interamente a capitale pubblico.

Pare che ci siamo.

Sapete tutto questo gran parlare di debito pubblico? E dobbiamo rimodularlo, e dobbiamo ridurlo, e dobbiamo vender caserme.....
Uno pensa di ridurre il debito, ma invece, oooooops, che sorpresa! Ho abbattuto il Pil e il rapporto debito/Pil si è alzato... 

Mannaggia, vabbe', mi sono sbagliato: capita!

Oplà, debito pubblico record in Italia nel primo trimestre del 2013. 
Secondo Eurostat, il rapporto debito/pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012.
Monti aveva fatto un gran ben lavoro,ora " Alfetta " cercherà di superarlo,e ci riuscirà.

Il problema del debito ce lo siamo causato da soli aggredendo il sintomo anziché la causa della crisi, cioè il debito pubblico anziché quello privato estero.

Ora abbiamo un governo che ha una missione ben precisa: 
Tutelare non l'interesse nazionale, ma quello dei creditori esteri, che ovviamente (e in parte legittimamente, ma solo in parte) desiderano essere rimborsati in euro.

Ma cose' l'Euro per noi ?
Semplice,una moneta estera.

Ora, da che mondo è mondo, una valuta estera da dove ce la si procura?
Altrettanto semplice,dall'estero,cercando di andare in surplus di bilancia dei pagamenti,cioè di ottenere più pagamenti dall'estero di quanti pagamenti si facciano all'estero.

E come si ottiene un surplus di bilancia dei pagamenti?
Sempre semplice: O importando di meno o esportando di più.

E come si ottengono questi due risultati? 
Be', per importare di meno basta tagliare i redditi: i cittadini comprano di meno.
E per esportare di più ?
Basta tagliare i redditi ancora un pò di più.
Cresce la disoccupazione, i lavoratori,accettano retribuzioni inferiori, i produttori nostrani possono abbassare i prezzi, e se non vengono spazzati via dal calo della domanda interna (perché i loro lavoratori, pagati di meno, non possono comprare né all'interno né all'estero), forse, dopo un po', ricominciano a vendere all'estero (all'interno ovviamente no perché il paese nel frattempo si è impoverito).
L'austerità consente di ottenere due obiettivi,il calo delle importazioni,poi forse l'aumento delle esportazioni.

Ma se tagli il reddito privato sai cosa succede ?
Da tutto il settore privato arrivano meno imposte,quindi tutti i benefici iniziali si annullano.

Ed e' quì che scende in campo la svendita.
Chiunque vi parli di vendere qualsiasi pezzo di Italia al capitale estero (fosse pure un etto di sabbia della spiaggia di Maccarese) sta tradendo il nostro paese, e lo sta facendo in modo subdolo e con un obiettivo ben preciso: quello di convincervi che siccome "abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi" ora dobbiamo "vendere i gioielli di famiglia". 
Due luoghi comuni che non vogliono dire niente, ma che mirano a uno scopo ben preciso:
Farvi apparire come naturale la svendita al capitale estero dell'ENI.

Quale creditore intelligente chiederebbe a un artigiano di vendere i propri utensili per abbattere, poniamo di 10, un debito di 100?
Nessuno, per il semplice motivo che il restante 90, l'artigiano, senza utensili non riesce a rimborsarlo, perché smette di lavorare.
L'Italia priva delle sue aziende diventerebbe semplicemente un serbatorio di manodopera molto qualificata e sempre più a buon mercato. Chiunque vi parli di vendere ai creditori esteri anche solo un sasso del nostro paese coopera, che lo sappia o meno, a questo progetto.